Il britpop che non ti aspetti: le Elastica rompono il silenzio
C’è qualcosa di quasi commovente nel modo in cui il britpop continua a reclamare la propria presenza nel dibattito musicale contemporaneo. Dopo anni di nostalgia gestita con il contagocce, il decennio dei Novanta britannici sembra aver trovato una seconda giovinezza: Blur si è riunita, Pulp è tornata sui palchi, e il clamore intorno agli Oasis ha dimostrato quanto quella stagione musicale abbia ancora presa emotiva su intere generazioni di ascoltatori. Eppure, in questo carnevale di ritorni, mancava ancora un nome capace di sorprendere davvero.
Le Elastica, la band guidata da Justine Frischmann, erano rimaste fuori da questo gioco. Scioltesi nel 2001 dopo una parabola breve ma intensissima, avevano lasciato dietro di sé due album, un’eredità musicale spigolosa e irrisolta, e un silenzio quasi totale durato oltre due decenni. Poi, all’improvviso, un messaggio sui loro canali social: “Vi siamo mancati?”. Tre parole che, nel contesto attuale, suonano come una dichiarazione d’intenti più che come una semplice provocazione.
Una band che ha sempre giocato con le aspettative
Le Elastica non sono mai state una band facile da inquadrare. Il loro debutto omonimo del 1995 fu accolto come uno dei manifesti del britpop, eppure il suono della Frischmann e soci aveva radici più oscure e nervose rispetto ai colleghi di scena: Wire, Television, una certa urgenza post-punk che mal si adattava alle atmosfere soleggiate di Parklife o di Different Class. Quella tensione tra appartenenza e alterità è sempre stata il loro marchio più autentico.
Il lungo silenzio tra il primo e il secondo album, “The Menace” del 2000, aveva già raccontato molto di una band che non amava le traiettorie lineari. E lo scioglimento, arrivato quasi in sordina, aveva lasciato aperta una ferita narrativa che nessuna retrospettiva ha mai davvero rimarginato. Ecco perché quel messaggio social, per quanto vago, ha il peso specifico di qualcosa che potrebbe cambiare la storia.
Il momento giusto per tornare?
La domanda che molti si pongono è se una eventuale reunion delle Elastica avrebbe senso oggi, al di là della semplice operazione nostalgia. La risposta, almeno dal punto di vista culturale, potrebbe essere sì. In un panorama indie in cui il post-punk è tornato prepotentemente al centro della conversazione — basta guardare il successo di band come Fontaines D.C. o Dry Cleaning — il suono nervoso e tagliente delle Elastica potrebbe risultare sorprendentemente attuale, non come reperto da museo ma come voce ancora capace di dire qualcosa.
Naturalmente, per ora si tratta solo di un indizio social, di quelle mosse calibrate che le band usano per tastare il terreno prima di annunciare qualcosa di concreto. Non ci sono date, non ci sono conferme, non ci sono dichiarazioni ufficiali. Ma l’eco che ha generato quel semplice messaggio dice molto su quanto le Elastica siano ancora presenti nell’immaginario collettivo di chi ha vissuto quegli anni, e di chi li ha scoperti dopo.
Noi, nel dubbio, teniamo le orecchie aperte. E speriamo che la risposta alla loro domanda sia abbastanza convincente da spingerle a fare il passo successivo.







