Sponz Fest 2026: Capossela porta il festival nel bosco

Il bosco come palcoscenico: lo Sponz Fest 2026 annuncia la sua edizione più selvaggia

C’è qualcosa di profondamente coerente nell’idea che Vinicio Capossela, dopo anni trascorsi a costruire un festival che somiglia più a un rito collettivo che a un evento commerciale, abbia scelto il bosco come tema portante della quattordicesima edizione dello Sponz Fest. Non si tratta di una semplice scenografia: il bosco, con la sua logica antica, la sua capacità di disorientare e rigenerare, è da sempre una metafora cara all’immaginario caposselliano. E ora diventa il cuore pulsante di cinque giorni che si annunciano come i più ambiziosi nella storia del festival.

Lo Sponz Fest 2026 si terrà a Calitri, in Alta Irpinia, dal 26 al 30 agosto, con il titolo Sponz Im-Bosck. La scelta del luogo non è mai casuale: Calitri e il territorio dell’Alta Irpinia sono da sempre protagonisti quanto gli artisti stessi, un paesaggio che entra in risonanza con la musica e la trasforma in qualcosa di più difficile da definire. Il festival ideato e diretto da Capossela ha sempre avuto questa vocazione alla contaminazione tra arte, territorio e comunità, e la quattordicesima edizione sembra voler spingere questa tensione ancora più in profondità, letteralmente tra gli alberi.

Il programma annunciato parla chiaro: non solo concerti, ma lezioni, camminate e teatro, a confermare che lo Sponz non è mai stato un festival nel senso convenzionale del termine. Tra gli ospiti figurano John Convertino — batterista dei Calexico, quindi garanzia di un certo modo di intendere il confine tra Vecchio e Nuovo Mondo — Pierpaolo Capovilla, voce graffiante e intellettuale scomoda del rock italiano, Mauro Ermanno Giovanardi, Krano e la cantautrice texana Carrie Rodriguez. Una lineup che mescola radici americane, folk mediterraneo e urgenza poetica, come da tradizione.

L’edizione 2026 porta con sé anche un peso simbolico non trascurabile: cade nell’anno in cui ricorrono i trent’anni de Il Ballo di San Vito, l’album che nel 1996 rivelò Capossela a un pubblico più ampio e che rimane uno dei dischi fondativi di un certo modo di fare musica in Italia — visionario, narrativo, radicato nella tradizione eppure irriducibile a qualsiasi etichetta. Tre decenni dopo, il suo autore continua a costruire spazi in cui la musica non si consuma ma si abita.

In un panorama festivaliero sempre più dominato da logiche di mercato e cartelloni costruiti per massimizzare i numeri sui social, lo Sponz Fest rimane un’anomalia preziosa: un progetto che sceglie deliberatamente la marginalità geografica come punto di forza, che invita il pubblico a spostarsi, a camminare, a perdersi. Il bosco, in fondo, è il luogo perfetto per chi non ha paura di allontanarsi dai sentieri battuti.

Appuntamento, dunque, a Calitri nell’estate del 2026. C’è ancora tempo per prepararsi — e forse è proprio questo uno dei regali più rari che un festival possa fare: la possibilità di aspettarlo con calma, sapendo già che ne varrà la pena.

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