His Dark Materials: il fantasy HBO che merita una seconda chance

His Dark Materials: il fantasy dimenticato che merita di tornare

C’è una domanda che ogni appassionato di serie fantasy dovrebbe porsi: perché His Dark Materials non è mai diventata la serie dell’anno? Tre stagioni, una produzione HBO e BBC insieme, un materiale di partenza tra i più ambiziosi della letteratura fantastica del Novecento — la trilogia Queste oscure materie di Philip Pullman — e tuttavia, nel dibattito pubblico, questo titolo è rimasto sempre un gradino sotto i grandi colossi del genere. È una delle ingiustizie più clamorose della televisione degli ultimi anni.

La serie, andata in onda tra il 2019 e il 2022, segue Lyra Belacqua, una ragazza cresciuta tra le mura del Jordan College di Oxford in un mondo parallelo al nostro, dove ogni essere umano ha un dæmon — una manifestazione animale della propria anima — e dove una misteriosa sostanza chiamata Polvere minaccia l’ordine stabilito da un’istituzione religiosa onnipotente, il Magisterium. È fantascienza filosofica travestita da fantasy per ragazzi, e questa doppia natura è sia il suo punto di forza che la ragione del suo mancato successo di massa.

Dafne Keen nel ruolo di Lyra è semplicemente straordinaria: porta sulle spalle il peso di un personaggio complesso con una naturalezza disarmante. Accanto a lei, James McAvoy nei panni di Lord Asriel e Ruth Wilson come la magnetica e inquietante Mrs. Coulter offrono due delle interpretazioni più sfumate e memorabili del fantasy televisivo recente. Wilson in particolare costruisce un villain — o qualcosa di più ambiguo — di rara profondità psicologica, capace di affascinare e disturbare in egual misura.

Sul piano visivo, la serie non lesina sull’ambizione: gli orsi corazzati di Svalbard, i viaggi tra i mondi, i paesaggi nordici hanno una resa convincente, soprattutto considerando che la produzione non disponeva dei budget astronomici di certi concorrenti. Certo, in alcuni momenti si avverte la tensione tra le risorse disponibili e la grandiosità del materiale originale, ma è una tensione che la serie gestisce con intelligenza, privilegiando il peso emotivo delle scene rispetto allo spettacolo fine a se stesso.

Il vero problema, se proprio bisogna trovarne uno, è il ritmo: la prima stagione in particolare procede con una certa cautela, quasi timorosa di disorientare uno spettatore non familiare con i romanzi. Chi conosce i libri potrebbe sentire la narrazione un po’ compressa in certi passaggi chiave; chi non li conosce potrebbe invece faticare a orientarsi nel worldbuilding ricchissimo che Pullman ha costruito nel corso di decenni. È un equilibrio difficile da trovare, e la serie non sempre ci riesce perfettamente.

Eppure, nonostante questi limiti, His Dark Materials rimane una delle produzioni fantasy più coraggiose degli ultimi anni. Affronta temi come il libero arbitrio, il potere istituzionale, la natura del peccato e dell’innocenza con una serietà che raramente si vede in questo genere. Non si accontenta di intrattenere: vuole far riflettere, e spesso ci riesce.

Con l’universo narrativo di Pullman ancora ricco di storie da raccontare — inclusa la trilogia La Ruota delle Stelle — un revival o una continuazione avrebbe tutto il senso del mondo. La speranza è che qualcuno, da qualche parte, stia ascoltando.

Voto: 8/10

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