Trent’anni di un disco fondamentale: i Marlene Kuntz portano “Il Vile” oltre confine
Ci sono dischi che non invecchiano, che continuano a parlare con la stessa urgenza con cui furono concepiti. Il Vile, secondo album dei Marlene Kuntz pubblicato nel 1995, è senza dubbio uno di questi: un lavoro che ha ridefinito il perimetro del rock alternativo italiano, costruito su tensioni sonore irrisolte, liriche taglienti e un’attitudine che guardava all’Europa senza complessi. Celebrarlo dal vivo, trent’anni dopo, non è nostalgia — è un atto di consapevolezza culturale.
La band cuneese ha scelto di non limitarsi a qualche data commemorativa: il tour Marlene Kuntz suona Il Vile si è sviluppato nel corso del 2026 con una serie di concerti in Italia, passando anche per i principali festival estivi della penisola. Ma la notizia più significativa è l’espansione internazionale del progetto, con due nuove date europee che portano il nome dei Marlene Kuntz fuori dai confini nazionali. Tra queste spicca Berlino, città che con il rock alternativo degli anni Novanta ha un legame viscerale e che rappresenta una piazza ideale per un gruppo come loro.
Non è la prima volta che i Marlene Kuntz si misurano con la dimensione europea, ma farlo nel contesto di un tour celebrativo dedicato a un album specifico conferisce all’operazione un peso diverso. Suonare Il Vile integralmente — o comunque con quella coerenza tematica che un progetto del genere richiede — significa anche invitare il pubblico a un ascolto consapevole, a riscoprire un percorso artistico che nella scena italiana degli anni Novanta ha rappresentato qualcosa di raro: una visione compiuta, non compromessa.
In un panorama in cui i tour celebrativi rischiano spesso di trasformarsi in operazioni puramente commerciali, quello dei Marlene Kuntz sembra muoversi su un binario diverso. La band di Cristiano Godano ha sempre mantenuto una certa integrità nel rapporto con la propria storia, senza mai trasformare il passato in una rendita di posizione. Portare Il Vile a Berlino nel 2026 è un gesto che guarda avanti mentre onora ciò che è stato.
Per chi segue la scena indie italiana da anni, questo tour è anche l’occasione per fare un bilancio: quanti album del rock alternativo nostrano degli anni Novanta reggono ancora l’ascolto con quella stessa intensità? Pochi. Il Vile è tra questi, e il fatto che i Marlene Kuntz abbiano scelto di celebrarlo con un progetto live strutturato — e non con una semplice ristampa — dice molto sulla loro idea di musica come pratica viva, non come archivio.
Seguire questo tour, se possibile anche nelle date europee, è un’opportunità che vale la pena cogliere. Certi dischi meritano di essere ascoltati ad alto volume, in una sala buia, con la band che li ha scritti sul palco. Trent’anni non sono un traguardo — sono una promessa mantenuta.







