Ted Lasso 4: si può tornare a casa senza ripetersi?
C’è un momento preciso in cui una serie televisiva smette di essere una storia e diventa un sentimento collettivo. Ted Lasso ci è riuscita con una semplicità disarmante: un allenatore americano di football americano catapultato nel calcio inglese, armato solo di biscotti fatti in casa e di una fede incrollabile nell’essere umano. Tre stagioni, un finale che sembrava definitivo, e poi — sorpresa — la quarta. Apple TV+ e Jason Sudeikis hanno deciso di riaprire quella porta, e la domanda che aleggia su ogni episodio è inevitabile: era davvero necessario?
La risposta, almeno parzialmente, è sì. La novità più coraggiosa di questa quarta stagione è l’introduzione di una squadra femminile, una scelta che non è solo narrativa ma quasi programmatica. Ted Lasso ha sempre usato il calcio come pretesto per parlare d’altro — di salute mentale, di fallimento, di redenzione, di come si costruisce una comunità. Estendere quella filosofia al calcio femminile è coerente con lo spirito della serie, e apre spazi drammatici freschi in un momento in cui il tema è più che mai attuale.
Sudeikis rimane il cuore pulsante dello show. Il suo Ted è ancora quell’uomo capace di disarmare chiunque con una citazione fuori contesto e un sorriso che non è mai ingenuo quanto sembra. Ma è proprio qui che la quarta stagione mostra qualche crepa: il rischio del più dello stesso è concreto. Quando un personaggio è così iconico, ogni nuovo arco narrativo deve fare i conti con aspettative stratosferiche, e non sempre la scrittura riesce a sorprendere davvero.
Brendan Hunt, che nella serie interpreta Coach Beard e che è anche parte del team creativo, ha dichiarato in fase promozionale che questa stagione nasce dal desiderio di esplorare nuove dinamiche restando fedeli allo spirito originale. È una dichiarazione onesta, e si sente: c’è cura artigianale in ogni episodio, un rispetto quasi reverenziale per ciò che è stato costruito. Forse troppo reverenziale, a tratti. La serie sembra a volte più preoccupata di non deludere i fan storici che di stupirli.
Detto questo, Ted Lasso 4 funziona là dove funziona sempre: nei momenti piccoli, nelle conversazioni tra personaggi che si conoscono da anni e che continuano a scoprirsi. Il cast di supporto — che nel corso delle stagioni è diventato un ensemble di raro equilibrio — regge egregiamente il peso di una storia che si allarga. E la scelta di introdurre nuovi volti attraverso la squadra femminile garantisce quella linfa che ogni serie lunga ha bisogno per non fossilizzarsi.
Il vero banco di prova, però, non è questo ritorno in sé: è cosa farà Ted Lasso della propria eredità. La terza stagione aveva lasciato i personaggi in un posto emotivamente risolto. Riaprire quella storia significa, inevitabilmente, rimettere in discussione qualcosa. Se la quarta stagione avrà il coraggio di farlo davvero — e non solo di rassicurare — allora il ritorno sarà giustificato. Per ora, è un abbraccio caldo e familiare. Non sempre è poco.
Voto: 7/10 — Ted Lasso 4 è una serie che vuole bene ai suoi personaggi e al suo pubblico, forse anche troppo. Ma in un panorama televisivo sempre più cinico, un po’ di gentilezza ostinata fa ancora la sua figura.







